venerdì 10 luglio 2009

Vegeta!


Premessa: in questo post non si parlerà del noto personaggio di Dragon Ball, ma di un prodotto dell’industria alimentare croata.

Dagli anni ‘60, Vegeta è uno dei vanti dell'azienda Podravka, di cui ho già parlato in merito all’Ajvar. Si tratta di una specie di dado in polvere in cui si trovano svariate verdure disidratate, molte spezie (ovviamente paprika) e una certa dose di glutammato (con sorpresa scopro ora che è minore rispetto ad altri prodotti simili). In ex Iugoslavia viene usato per arricchire qualsiasi pietanza – a parte i dolci – e devo dire che fa bene il suo lavoro, anche se ho ancora qualche dubbio sull’aspetto salutare. A ogni modo molti turisti rimangono affascinati dall’aroma di questo condimento, che ha un uso molto più ampio del semplice dado. Mi sono riferito a Vegeta come “vanto” dell’azienda che la produce perché so che viene esportato in tutta l’Europa orientale (Russia compresa) e in Austria, Svezia e Australia, cosa alquanto insolita per un prodotto croato.

Negli anni ‘70 e '80 in televisione trasmettevano un programma di cucina sponsorizzato da Vegeta che è rimasto nel cuore di molti iugonostalgici: Male tajne velikih majstora kuhinje (i piccoli segreti dei grandi chef). È rimasta popolare la frase ricorrente di ogni puntata «i jedna žlica Vegete» (e un cucchiaio di Vegeta), perché in ogni ricetta era perentoria l’aggiunta del prodotto sponsorizzato. In questa puntata la special guest, la cantante macedone Violeta Tomovska, ci prepara una specialità della sua terra: Pastrmka na ohridski način (trota alla ocridese).

martedì 7 luglio 2009

Lettera da una delle persone più sagge che ho l'onore di conoscere

Milano, 7 luglio 2009

Caro Presidente Napolitano,

sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia. Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere “di razza ebraica”: una dicitura che mi porterò appresso sino alla morte.

Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto ‘pacchetto sicurezza’ approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo.


Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei princìpi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali più deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravità, superano persino le mostruosità previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, farà sì che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li darà successivamente in adozione.


Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi.


Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del ‘diverso’, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.


Bruno Segre

giovedì 25 giugno 2009

Catfight


Da dicembre l'iter delle trattative per l'adesione della Croazia all'UE è in fase di stallo: questo non a causa dei criminali di guerra che ancora girano impuniti per le strade o della corruzione politica (anche perché finché nell'Unione ci sarà un paese come l'Italia, questo fattore non potrà mai essere compromettente), ma perché da mesi è in atto un ridicolo contenzioso sui confini con la Slovenia, la quale ha posto il veto all'entrata della Croazia finché non cederà ogni pretesa su un paio di ettari e una ventina di chilometri di Adriatico. Sì, stanno litigando per spartirsi l'orto della nonna e la spiaggetta del nonno. Questa diatriba è sorta dalla secessione delle due repubbliche ex iugoslave, ma per lungo tempo è stata deliberatamente ignorata, anche perché non conveniva a nessuna delle due compromettere i rapporti con la vicina meno antipatica. Ora invece, la questione ha assunto toni nazionalistici fuori dal tempo, con tutti i politici pronti a cavalcare l'onda patriottica. Il commissario europeo incaricato di arbitrare il contenzioso ha gettato la spugna e ora ai due paesi aspetta una lunga pausa estiva di riflessione per decidere il da farsi.
L'Unione europea ha dato l'ennesima
prova di scarsa credibilità politica: se non riesce a mettere d'accordo due bambini capricciosi, che ruolo potrebbe assumere, per esempio, in Medio oriente? Sarebbe stata anche un'ottima occasione per la presidenza della Repubblica ceca di sistemare la questione "tra slavi", visto che non ci si può aspettare grande empatia dalla prossima presidenza svedese concentrata, naturalmente, sull'adesione dell'Islanda.
La Slovenia, invece di fare la "sorella matura" che aiuta gli altri paesi dell'ex Iugoslavia a entrare nella famiglia europea, non ha mancato l'occasione di mostrare tutta la sua inutile superbia, confermando lo stereotipo delle barzellette. Ma presto dovrà sgonfiarsi, dato che Germania e Austria (anche l'Italia, ma è troppo occupata con gli affaracci del premier per rendersene conto) hanno grossi interessi nell'entrata della Croazia e presto o tardi la faranno tornare al suo posto.
La Croazia, dal canto suo, ha perso l'opportunità d'oro di fare la signora "regalando" qualche pezzo di terra e di spiaggia alla vicina (come se non le bastasse tutto il litorale adriatico orientale). Sarebbe entrata nell'UE con applausi e, persino, con la piccola soddisfazione di aver fatto fare una figura barbina alla Slovenia. Invece ha deciso di seguire sulla strada dell'isolazionismo e del nazionalismo come una Serbia qualsiasi, accampando scuse ridicole come «tanto ci faranno entrare lo stesso perché dopo Bulgaria e Romania i cattolici europei vogliono un altro paese papista» (il nuovo slogan dei clericofascisti croati); come se a Bruxelles interessasse davvero.
Insomma, sempre la solita minestra. Giusto oggi parlavo con una cugina d'oltreadriatico dell'amarezza che provavo riguardo all'accaduto. Semiseria mi ha risposto: «Come non è cambiato nulla? Scherzi? Questa volta non hanno sparato neanche un colpo!». In effetti...

domenica 14 giugno 2009

Fascisti potenziali

La maggioranza dei compagni che ho trovato a Firenze non legge mai il giornale. Chi lo legge, legge il giornale padronale. [...] Non vogliono saperne di politica. Uno a sentirmi parlare di sindacato lo confondeva col sindaco. Tre sono fascisti dichiarati. Ventotto apolitici più tre fascisti uguale trentuno fascisti.

L. Milani, Lettera a una professoressa, 1967.

sabato 6 giugno 2009

Se volete la stella gialla, prendetevi anche il Zyklon B

In merito all'appropriazione della stella gialla da parte dei pannelliani non posso che condividere ogni singola parola espressa da Elena Loewenthal in questo commuovente articolo uscito su La Stampa qualche giorno fa. Aggiungo solo che la forza di un simbolo è legato alla situazione comunicativa – che comprende il contesto storico e socioculturale di riferimento – e al potenzile evocativo che assume. Decontestualizzare in questo modo un simbolo lo svilisce non solo nella sua valenza, ma anche nella sua efficacia: in breve, se lo uso una volta per lamentare a ragione i vizi di un sistema corrotto, la prossima sarà per protestare contro l'esclusione di un partecipante al Grande Fratello. La stella gialla dovrebbe proprio rappresentare la cifra negativa che non possiamo permetterci di recuperare.

sabato 30 maggio 2009

And I've been eating shrimps for all my life...



Jack Black is a jesusdamned genius!

giovedì 21 maggio 2009

Nasreću je bila Regina...

Per fortuna all'Eurofestival c'era anche una bella canzone in croato, oltre a quella brutta. Dalle macerie degli anni '90 i Regina sono tornati assieme in occasione dell'Eurofestival (anche se non so quanto a loro possa fare onore) per rappresentare la Bosnia Erzegovina. La canzone si chiama Bistra voda (acqua chiara); a volte mi sembra cantata da Francesco Renga.


Bistra voda

Pitao sam neke ljude
u mome kraju gdje mi duša stanuje.
Jednu tajnu za mene,
kažu kriješ draga.

Pitao sam da mi vrate
ono vrijeme, dane, sate...
Proljeće na ljubav miriše.
Tako kažu.

Rodi me u majsku zoru,
kupaj me u bistroj vodi.
Čuvam jedan svijet
kad svi drugi odu.
Čuvam te dok sam živ.

Ukradi malo sunca za nas
nemaš sutra, nemaš danas...
Lako je,
kad ti pjesma srce nađe.

Clear Water

I’ve asked some people in my neighborhood
where my soul resides
they say you’re hiding
a secret from me, my dear
I’ve asked them to give me back
that time, those days, those hours,
Spring smells like love
that's what they say

Bring me forth at a May dawn
Bathe me in clear water
I’m keeping a flower
when everybody else leaves
I’m keeping you
as long as I'm alive

Steal a bit of sun for us
there’s no tomorrow, no today
It’s easy
when a song touches your heart

mercoledì 20 maggio 2009

Bella Tena (lady)

Non può mancare il post annuale sull'Eurofestival che, ripeto, in Italia non si fila nessuno visto che c'è uno show ancora più trash quale Sanremo.
Quest'anno la Croazia ha presentato una delle canzoni più brutte della sua partecipazione al festival, cantanta da Igor Cukrov, talento scoperto dal reality show Operacija Trijumf. Seguono video, testo e traduzione.



Lijepa Tena

Bio sam oblak, lebdio,
i sunca nisam vidio
tebe čekao

Bog te je meni poslao
od srca otkinuo svog, da bi živio
I čekao da ti meni daš čudo ljubavi

Hej draga, hej draga
Suze u pamuk pretvaraš
Umorne oči odmaraš,
začaraš

Hej lijepa, hej sveta
Vodu u vino pretvaraš
Ti se moliš za sve nas, za sve nas

Tena, Tena…

Bio sam oblak, lebdio,
i sunca nisam vidio

Hej draga, hej draga
Suze u pamuk pretvaraš
Umorne oči odmaraš,
da li znaš?

Hej lijepa, hej sveta
Vodu u vino pretvaraš
Ti se moliš za sve nas, za sve nas


Beautiful Tena

I was a cloud, floating,
and haven’t seen the sun
was waiting for you

God has sent you to me
he detached you from his heart, so that he could live
and waited for you to give me the miracle of love

Hey darling, hey darling
You’re turning tears into cotton
You’re a sight for sore eyes,
you enchant

Hey beauty, hey holy
You’re turning water into wine
You’re praying for all of us, for all of us

Tena, Tena…

I was a cloud, floating,
and haven’t seen the sun

Hey darling, hey darling
You’re turning tears into cotton
You’re a sight for sore eyes,
Do you know?

Hey beauty, hey holy
You’re turning water into wine
You’re praying for all of us, for all of us

lunedì 18 maggio 2009

Scene di "casa"

Scena 1: La sagra di provincia

Per motivi che non ha senso specificare mi sono ritrovato alla “Festa della primavera” di una località per me ancora ignota tra Venezia e Treviso. L'atmosfera era come quella dei town festival americani, tant'è che per un po' mi sono divertito a pensare di trovarmi nella Starshollow di Gilmore Girls: i banchetti con le torte della nonna, i quadretti che ritraggono leziose scene bucoliche, i prodotti in legno e i centrini probabilmente cuciti dalle stesse signore delle torte. Dopo l'esibizione comica dell'“attrice del paese” che senza motivo recitava con un poco riuscito accento romagnolo, siamo passati al momento clou del pomeriggio, l'interminabile saggio dei bambini della scuola di musica, in cui la maestra di pianoforte ha inserito un numero esagerato di allievi, ridimensionando le performance di quelli degli altri insegnanti; quando il potere dà alla testa...

È tutto rassicurante in queste manifestazioni: la trentenne è incinta, il quarantacinquenne è imbolsito e col cane, i bambini sono tutti biondi e le nonne indossano deliziose camicine con motivi floreali. Ho notato con curiosità che tutti i presenti erano bianchi; subito D., che mi aveva portato lì, mi ha fatto notare che il maestro di Capoeira è brasiliano, anche se con quella capigliatura mi sembrava piuttosto che facesse il brasiliano. Interessante è stata la l'esposizione dei prodotti “locali”, pressoché identici a quelli acquistabili in tutti i supermercati dalla Scozia alla Bulgaria.
Per fortuna sono molto previdente e avevo preso l'antistaminico qualche ora prima; non avrei resistito con tutto quel polline di pioppi.

Scena 2: La serata in disco

Era da tempo che non andavo a ballare dalle mie parti. Non sono un grande amante della discoteca, ma non per atteggiamento radical chic, ma perché la trovo stancante e soprattutto preferisco l'elettronica che nel Veneto orientale non sembra avere gran séguito (a parte una recente eccezione che lascia ben sperare). Come sorta di “riunione” con le mie amiche storiche Ari e A. è stato scelto il Molo10, la nuova versione dello storico Molo5 di Marghera. Già all'entrata mi sono sorti i primi interrogativi quando ci sono state consegnate drink card diverse per uomini e donne, ovviamente con un sovrapprezzo di tre euro per i primi. All'interno – anche se non è appropriato dirlo visto che parte della discoteca è situata in una specie di cortile ­– ho constatato il motivo di questa misura che avevo lasciato a curiosi ricordi della tarda pubertà: l'80% dei presenti erano uomini. «Ormai una tale concentrazione maschile non si trova più nel peggiore dei locali gay di Padova» mi sono lasciato scappare, provocando l'ilarità delle mie amiche e di una delle poche ragazze che ascoltava distratta. L'uniforme maschile prevedeva camicia tinta unita e jeans con cintura, per i più hardcore la giacca di un completo dilaniato: mi ricordava la scena di Capodanno di Vacanze di Natale '87. Tutto torna, è una certezza. La folla era esaltata dal “live” in corso, esclusiva assoluta di quella serata (il “molo” in genere non prevede musica dal vivo): Walter Nudo e la sua band. Sì, sul serio, Walter Nudo, che animava il pubblico con cover di canzoni rigorosamente italiane anni '70-'80, il che aumentava la sensazione di trovarsi in un film dei Vanzina. Dopo il “concerto”, la serata è proseguita con la house da villaggio vacanze, e un leggero aumento della presenza femminile, in divisa da matrimonio e carnagione ebano aranciastro per via delle lampade. È vero che in Veneto c'è un numero maggiore di bionde, anche biologiche.

Eppure in tutto questo io me la sono passata, prova del fatto che è più importante la compagnia del luogo. Mi ha fatto pensare il momento in cui il vociante deejay ha messo una cover di Smells like teen spirits dei Nirvana in versione danzereccia: esattamente dieci anni fa le mie amiche ed io ascoltavamo l'originale di quel brano e, nella sicurezza dei nostri indumenti neri, parlavamo lapidari di coerenza e ipocrisia: a pensarci arrossisco, come sono contento di aver lasciato tutte quelle certezze, anche se questo mi è costato la ricerca di modi sempre più raffinati per disattivare nel cervello le mie ansie.

Negli ultimi 3 mesi sono tornato più spesso nella città che mi ha in parte cresciuto; per diversi motivi, il primo dei quali è la gravidanza di mia sorella che per la prima volta mi ha fatto sentire la lontananza dalla mia famiglia. Da tempo avevo attivato un processo di rivalutazione di quei luoghi, forse dovuto a un periodo di crisi che sto superando e al fatto che Milano mi ha dato molto ma non so quant'altro potrà darmi. È vero quello che si dice, quando si lascia il posto in cui si è cresciuti si tende a considerarlo sempre da un punto di vista romanticamente nostalgico. Io sono scappato da tutto quello, e continuo a scappare. Ripercorro la storia della mia famiglia e prendo atto che sono il risultato di gente che fuggiva dalla fame, dal razzismo, dalla morte, dalle ideologie o semplicemente dai debiti. Che la mia casa sia la fuga?

lunedì 11 maggio 2009

Fatalità

Io sono un grande fan delle fatalità della vita. Penso che la maggior parte delle persone perda ottime occasioni non sfruttando certi eventi fortuiti, per pura pigrizia. Ieri è stato uno di questi casi. Ho passato tutta la domenica imbruttito davanti al mio MacBook a scrivere la tesi (già questa eventualità potrebbe essere degna di approfondimento...), verso le 19:30 finisco l'ultima estenuante frase quando su Facebook mi contatta un amico del mio coinquilino: quel tipo di persona con cui si parla senza problemi di tutto ma con un livello di confidenza limitato dal rapporto "riflesso". Mi scrive:
«Ciao! Cosa fai stasera alle 21?»
In princpio sono rimasto sbigottito, perché la richiesta era completamente inaspettata. Poi, la domanda si è articolata: P. aveva un biglietto gratis per il concerto di Bat for Lashes, cantante indie britannica di cui conoscevo sì e no quattro canzoni. Visto che l'alternativa era rimanere in tenuta domestica (che all'occorrenza funge da pigiama), cucinarmi una minestra in busta, guardare qualche video su YouTube e lacerarmi per una chiamata che non sarebbe arrivata, mi sono detto:
«Perché no?»
Il problema è stato che ormai erano le otto passate, dovevo già essere sulla 91 per raggiungere piazza Leonardo da Vinci senza tediosi cambi di mezzo. E non avevo ancora cenato. Per fortuna ci sono giornate in cui il cibo è un optional, quindi ho afferrato un pacchetto di cracker e sono volato fuori casa senza sapere bene cosa avessi addosso, prendendo il filobus quasi in corsa. Per trovare il teatro, in cui non avevo mai messo piede, ho seguito un gruppetto di ragazze che stava andando allo stesso concerto (fatalità nella fatalità). Incontro P. e i suoi simpatici colleghi/amici. Entriamo. Inizia lo spettacolo.
L'impatto con Nathasha Khan, vero nome dell'artista, mi ha fatto pensare che fosse il frutto di un curioso orgasmo tra Tori Amos e Juliette Lewis:
connubio irresistibile! Lo spettacolo mi ha convinto per la particolare voce (che ha retto dal principio alla fine) della cantante, che ha suonato strumenti esotici abbinandoli all'elettronica in un contesto che, immagino, possa somigliare alla sua dimora. Il palco era arredato come la vecchia soffitta della casa dei nonni, con chincaglierie ovunque: abat-jour con il paralume rosso fuoco da cui pendevano finti cristalli, tappeti, animali impagliati, lucine natalizie, molti oggetti poco identificabili.
Il pubblico era costituito da "twenty-somethings" che sfoggiavano occhialoni in acetato monocromatico, leggings, cardigan e pantaloni attillati, insomma, tutta la palette American Apparel che va alla grande tra i giovani alternativi di fine anni '10. P. mi ha spiegato che fino a qualche mese fa Bat for Lashes era considerata un'artista di nicchia, ma la sua ultima hit Daniel (che pubblico alla fine di questo post) l'ha resta nota al grande pubblico, o meglio «sminchiata», come P. affermava.
Ogni tanto una serata supergiovane ci vuole proprio per un ragazzo invecchiato precocemente come me.


P.S. Altra curiosa fatalità (per chi mi conosce): questa canzone è stata ispirata dal personaggio di Daniel LaRusso in The Karate Kid.